Merisha Musabasic

Si deve a un famoso artista bosniaco, Hajro Ishak, la scelta decisiva di Mersiha Musabasic di fare dell’arte il proprio mezzo d’espressione, di convogliare in essa le proprie emozioni e sensazioni.

Dell’incontro con il maestro, avvenuto nel 2000 a Visoko, dove Mersiha si trovava con la famiglia, ricorda la visita al suo studio impregnato di un piacevole odore di colori sparsi qua e là nell’affascinante confusione tipica dei laboratori artistici. 

Quell’incontro, poco prima di tornare in Italia, e il ricordo di quei colori che come timbri musicali più alti o più bassi le avevano suggerito il senso di vibranti armonie, determinarono la definitiva scelta di esprimersi attraverso la pittura. 

Musabasic realizza sulla tela pacati ritmi compositivi e delicati accostamenti cromatici che spesso evocano la sua terra, dove i colori - e soprattutto il verde - “bombardano gli occhi”. 

Fin dall’inizio Musabasic sceglie un cammino astratto anche se schemi figurativi ereditati dal cubismo rimangono quale struttura latente delle sue composizioni. Rimane fedele alle rappresentazioni femminili con il loro senso archetipico  e simbolico. 

Il pattern geometrico che sta alla radice di alcune sue composizioni, le serve per far apparire più evidente la materia pittorica aprendola alla sensibilità materica vincente negli anni cinquanta.

I verdi, i blu, i gialli, i rosa distribuiti in combinazioni imprevedibili si armonizzano sulla tela ed ogni dettaglio rientra in un’attenta concezione generale. 

E’ la pittura di solo colore, dove il quadro diventa evocativo e puro suono scaturito da accordi o disarmonie casuali o ricercate per risvegliare realtà più profonde di quelle immediatamente riconoscibili. 

La tela attraversata da frammenti e filamenti di colore, da forme, macchie e aloni che si dissolvono in un caleidoscopico cromatico, diventa il luogo per esprimere l’inesprimibile e per coinvolgere l’osservatore in quel tragitto misterioso all’interno di se stesso. 

La libera immaginazione di Musabasic produce forme che sono alle radici più profonde e antiche dell’umanità, forme irregolari, paragonabili alle forme in divenire di organismi primordiali. 

Esemplari a questo proposito sono le opere dove linee infinite ritornano su se stesse formando spirali interpretate non solo nelle loro possibilità decorative ma anche come simboli di un’energia vitale e cosmica che possiede ogni potenzialità per creare ed evolversi, rimandando alle braccia a spirale della via lattea, alle spirali di molti organismi marini e a quelle formate dalle onde del mare quando raggiungono la riva. 

Nelle sue rappresentazioni si incontrano anche figure femminili stilizzate che sembrano irradiare un’infinita dolcezza e la spirale che si avvolge nel grembo femminile rappresenta una raffinata meditazione sensuale: la pulsione dell’eros, la passione sessuale, i relativi tradimenti, i sensi di colpa e l’inquieta consapevolezza della fragilità della vita. 

Artista vitale ed ostinata Mersiha Musabasic non si è mai sottratta al confronto con le dinamiche dell’arte contemporanea e la sua intensa ricerca, malgrado la giovanissima età, è stata scandita da incontri con artisti e critici e coronata da prestigiosi riconoscimenti quali: 

Arte in pineta nel 2003

XII Concorso Nazionale di Pittura e Scultura

Premio “G. D’Annunzio” a Pescara nel 2004 (Targa Direzione Artistica Premio D’Annunzio)

Mostra di beneficenza ad Atri – Auditorium “ S. Agostino nel 2005

XIII Concorso Nazionale di Pittura e Scultura

Premio “G. D’Annunzio” a Pescara nel 2005 (Targa Premio Speciale di Giuria)

Mostra di beneficenza a Modena “ ASA MATAOTRA” organizzata dall’Associazione “Oltre Confini”nel 2005

La sua arte è stata apprezzata anche in diverse mostre personali e collettive.

Numerose sono le sue presenze in collezioni private e pubbliche. 
 

Mersiha Musabasic, autentico talento, nasce a Sarajevo il 9-11-1978 ma dal 1992 vive in Italia, in Abruzzo. 

Ha iniziato a disegnare a 13 anni in Dalmacija dove si trovava con la famiglia per sfuggire il conflitto in Bosnia ma solo nel 2000 dopo l’incontro col pittore bosniaco Hajro Ishak decide di fare dell’arte il proprio mezzo d’espressione 

Artista sicura e tenace lavora in silenzio e in contrasto con tutto ciò che è calcolato, meccanico e tendenziale, optando per un’arte che riesce a suscitare profonde emozioni e sensazioni sempre nuove.

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